Mirtillo Rosa – Vaccinum Corymbosum

Mirtillo Rosa - Pink Lemonade Blueberry

Mirtillo rosa
Pianta mirtillo rosa

Il Mirtillo rosa è un ibrido ottenuto dai ricercatori americani alla fine del secolo scorso. Riteniamo opportuno fare la distinzione fra quanto gli ibridatori, scienziati e non, ottengono con il loro lavoro e quelli che chiamiamo, semplificandone il termine, vegetali geneticamente modificati, ovvero gli OGM. Senza voler entrare nel merito sulla pericolosità o meno degli OGM e sull’opportunità di continuare o sospendere tali ricerche e sperimentazioni, questi sono esseri viventi, nella fattispecie vegetali, il cui patrimonio genetico viene mutato eliminando o modificando i geni presenti e/o aggiungendone altri estranei al vegetale di studio.
I risultati degli ibridatori sono invece interventi manuali volti a guidare i processi assolutamente naturali della fecondazione vegetale. Difatti l’uomo si comporta come l’ape che, con un pennellino, prende il polline dal fiore di una specie o varietà e lo trasferisce sul fiore della specie o varietà che vuole ibridare.
Il fiore ibridato dall’uomo viene opportunamente protetto con appositi strumenti da prima della formazione del fiore stesso fino alla formazione del frutto, affinché insetti pronubi o vento non intervengano a modificare l’impollinazione.
Visto il successo riscosso dalle piante e dei frutti dei mirtilli, gli ibridatori americani hanno cercato di selezionare nuove varietà e quando hanno proposto al mercato il Mirtillo rosa non immaginavano che potesse raggiungere un successo così notevole.
Ottenuto dall’incrocio di cloni derivati da precedenti ibridazioni, tra cui un clone con frutto albino, con il mirtillo Ashei (vaccinium ashei), che è una delle tante varietà presente nel catalogo dei VIVAI PRANDINI.
Come arbusto non si discosta molto dal già presentato Mirtillo gigante americano del quale potremmo ricalcare le caratteristiche.
Modesto arbusto che difficilmente supera un metro e mezzo di altezza con diversi fusti che partono dalla base, ha foglie caduche verde scuro, lucide, di media dimensione che in autunno assumono una piacevole e vistosa colorazione prima gialla poi rosso/arancio.
Ama il sole, ma non quello delle ore più calde e, a differenza di tutti gli altri mirtilli, non sopporta il freddo intenso, regge pochi gradi sotto lo zero, per la piantumazione si deve trovare un posto piuttosto riparato e avere l’accortezza di coprire la base della pianta con una pacciamatura di foglie. Cresce molto bene anche in vaso, per cui nelle regioni con inverno molto rigido è possibile spostarlo in zone molto riparati.

TERRENO

Come tutti i mirtilli, Vaccinium myrtillus, anche il Mirtillo rosa esige terreni decisamente acidi, in quelli neutri o basici, con ph 7 e oltre, insorgerebbe la clorosi ferrica che porterebbe la pianta alla morte in pochi mesi. Devono essere terreni molto freschi e organici, ricchi di humus ben drenati e senza ristagni d’acqua.

FIORI E FRUTTI

Gradevole arbusto che in primavera produce un’abbonante fioritura composta da 4/8 fiorellini a forma di campanula, tipici della Famiglia delle Ericaceae, color bianco panna con un sottile profumo di miele.
I fiori sono autoimpollinanti, sono presenti nello stesso fiore sia la parte maschile che femminile, però per una maggiore fruttificazione è consigliata un’impollinazione incrociata proveniente da una pianta della stessa varietà. Si consiglia sempre la piantumazione di due o più piante preferibilmente della stessa varietà.
All’inizio dell’estate cominciano ad apparire i grappoli con 4/10 piccoli frutti, dapprima bianchi, quindi rosa pallido ed infine rosa fucsia molto appariscente che conferiscono all’arbusto un effetto piacevolissimo.
Non avendo quella modesta componente acidula che contraddistingue in genere tutti i mirtilli, i frutti del mirtillo rosa sono molto dolci e sono quindi molto appetiti dagli uccelli e animali selvatici; con l’approssimarsi della maturazione sarebbe opportuno riparare l’arbusto con una rete anti uccelli.

UTILIZZO E CONTENUTI SALUTISTICI

I frutti del Mirtillo rosa sono molto vistosi e buoni per cui sono stati subito ben accetti nei laboratori di pasticceria sia come complemento estetico che come ingrediente.
Per il caratteristico colore sono anche molto usati anche per frullati e macedonie, crostate e quant’altro la fantasia può proporre.
Non siamo a conoscenza di particolari contenuti salutistici dei frutti del Mirtillo rosa. Possiamo solo supporre che abbiano le caratteristiche salutistiche tipiche dei mirtilli anche se certi principi attivi, tipo i flavonoidi, potenti antiossidanti, sono presenti generalmente nei frutti con la buccia color blu.

POTATURA E CURE COLTURALI

Sono identiche per tutte le varietà di mirtillo quindi riportiamo quelle descritte a riguardo del Mirtillo gigante americano.
Molto importante che le caratteristiche del terreno soddisfino le esigenze della pianta.
Dopo questa premessa viene semplice anche la descrizione delle cure necessarie perché si avrà una pianta forte e vigorosa senza grandi interventi.
I primi anni dall’impianto la pianta lavorerà molto di radici, mentre l’apparato aereo darà l’impressione quasi sofferente.
In questo periodo, 1/2 anni circa, la produzione sarà modesta come pure le potature che si concretizzano con il taglio dei rami laterali bassi e nell’asportazione totale dei rami più deboli.
Passato questo periodo, si procederà al diradamento delle vegetazioni più deboli partite dalla base e dal taglio di rami rovinati o rotti e sui restanti si procederà con tagli di ritorno sino ai rametti laterali più vigorosi.
Si taglieranno, inoltre, quelle branche che, seppur sane e belle, abbiano una crescita disordinata e scomposta.
Avendo l’apparato radicale molto superficiale, sono molto importanti le irrigazioni, specialmente nel periodo dalla fioritura alla raccolta dei frutti.
Attenzione non far ristagnare l’acqua, che porterebbe alla formazione di funghi che farebbero marcire le radici.
Per trattenere l’umidità, e nello stesso tempo tenere pulito e acido il terreno, è consigliabile una pacciamatura con torba acida oppure aghi di pino o foglie di faggio.
Con gli accorgimenti sopra descritti le concimazioni non dovrebbero servire, ma se si riscontrassero delle carenze un apporto a inizio stagione di concime ternario a basso tenore di azoto e contenente i principali microelementi, sarà sicuramente efficace.
Da non usare mai lo stallatico, anche se molto maturo: la pianta verrebbe a soffrire di clorosi ferrica e di conseguenza, potrebbe anche morire.
Pochi sono i parassiti: il più pericoloso è l’oziorinco (Otiorhyncus ssp) piccolo coleottero che da adulto rosicchia le foglie e depone le uova per terra; la larva che ne deriva mangia le radici e, ben più grave, rode il colletto della pianta causandone la morte.
Con particolari condizioni atmosferiche, sono possibili attacchi di muffa grigia (Botrytis) sui frutti prossimi alla maturazione, ma non potendoli trattare con fitofarmaci l’unica soluzione è l’asportazione manuale dei frutti colpiti.

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