Kiwi – Actinidia Deliciosa

Kiwi - Actinidia Chinensis

Kiwi
Kiwi frutto

Introdotta in Italia poco più di quaranta anni fa, l’Actinidia Chinensis, meglio conosciuta con nome popolare di kiwi, ha subito raggiunto grande successo sia da parte dei consumatori, che dei coltivatori al punto da far diventare il nostro Paese il più grande produttore di kiwi al mondo.
L’Italia primeggia anche nella ricerca e nella sperimentazione. Due insigni ricercatori dell’università di Udine, hanno selezionato e registrato la varietà di Kiwi con la polpa gialla chiamata Soreli ® con eccezionali caratteristiche organolettiche, di produzione unitaria e rusticità, superiori alla varietà Hayward, coltivata dovunque, che nel 2009 le ha valso i diritti in esclusiva in tutto il mondo.
Il Kiwi è originario delle vallate molto piovose e umide del fiume Azzurro che divide la Cina settentrionale da quella meridionale (lo Yang-tze), con calde estati e inverni freddi, laddove cresce spontaneo, da noi è però giunto  dalla Nuova Zelanda, dove un vivaista (W. Hayward) agli inizi del secolo scorso cominciò a riprodurlo e selezionare le varietà migliori. Fu proprio quel vivaista a selezionare la varietà, che prende il suo nome, e che ancora oggi è riconosciuta in tutto il mondo come la migliore sotto tutti gli aspetti dal sapore, dimensioni, conservazione e, per quanto riguarda la pianta, facilità di coltivazione.
Apprezzato in tutto il Continente, sebbene originario della Cina, venne inizialmente esportato in grandi quantità dalla Nuova Zelanda, è oggi universalmente conosciuto col nome dell’uccello simbolo di quella nazione: il kiwi.
Pianta molto vigorosa, è una liana che arriva facilmente a dieci metri di lunghezza, ha grandi foglie caduche con picciolo molto lungo e per la coltivazione è indispensabile una struttura di sostegno.
In caso di forte vento, le nuove vegetazioni dalla consistenza erbacea sono soggette a rottura, per cui, in quelle zone, occorre piantare i kiwi in posti molto riparati; maturando, la vegetazione tende a lignificare e prendere la consistenza classica del legno. In estate amano il sole caldo sotto il quale i frutti acquistano maggiore sapore, però come la Banana di Montagna (vedi), in inverno hanno bisogno di un lungo periodo di freddo, senza il quale difficilmente riescono a formarsi le gemme da fiore; per contro, soffrono le gelate tardive perché portano alla morte le vegetazioni appena germogliate. I kiwi sono piante molto produttive: da una singola pianta facilmente si può avere un raccolto superiore a cinquanta chilogrammi.

TERRENO

Sebbene il suolo ed il clima della nostra Nazione siano molto diversi da quelli delle zone di origine, le capacità di adattamento della pianta hanno fatto si che si trovino coltivazioni sia al Sud sia in Settentrione. Predilige terreni profondi, fertili, freschi e ben drenati, anche se questi comportano una vegetazione molto rigogliosa. Nei terreni troppo calcarei, con ph superiore a 7.5, il kiwi mal si adatta e tende a soffrire di clorosi ferrica. Al fine di evitare pericolosi marciumi radicali, è importante che non vi siano ristagni idrici.

Fiore kiwi
Pianta di kiwi

FIORI E FRUTTI

L’actinidia Chinensis è una specie dioica, ossia la pianta porta solo fiori con stami maschili o con pistilli femminili. Questo significa che per avere i frutti si deve necessariamente avere una pianta maschile e una femminile; se ben collocate, una pianta maschile riesce a impollinare 7/10 piante femminili.
I fiori, relativamente grandi (3/4 cm) con colore che va dal bianco al bianco panna, hanno calice aperto con diversi petali e molti pistilli e, seppur appariscenti, non sono molto attrattivi per le api perché sono ricchi di polline, ma privi di nettare. L’impollinazione, comunque, non è solo entomofila (compiuta per opera degli insetti), ma anche anemofila (compiuta per opera del vento): ciò consente una sicura fecondazione del fiore femminile.
Un sistema empirico ma valido, per riconoscere la pianta femmina da quella maschile, consiste anche nell’osservare la disposizione dei fiori: in quella maschile sono numerosi e raccolti a grappolo, mentre quelli femminili sono generalmente distanti tra loro per dare spazio ai frutti a svilupparsi agevolmente.
Il frutto è una grossa bacca che facilmente supera i cento grammi di peso, avvolto da una resistente buccia marrone ricoperta da finissima peluria; la polpa della varietà Hayward è verde con cuore biancastro con numerosi piccoli semi neri che però non infastidiscono mangiandoli.
Sono frutti climaterici (vedi Feijoa sellowiana), per cui si possono raccogliere verso la fine di ottobre e lasciarli maturare lentamente in un luogo riparato. Se si pongono i frutti in un luogo non arieggiato, piuttosto buio e non freddo, insieme a delle mele, frutti anch’essi climaterici, si sviluppa un gas, l’etilene, che ne favorisce la maturazione e inoltre ne migliora le qualità organolettiche.  In questo processo, generalmente, si perdono le qualità organolettiche delle mele.

Varietà di Kiwi coltivate dai vivai Prandini

  • HAYWARD – cultivar femmina del Kiwi più coltivato al modo
  • MATUA – maschio, impollinatore dell’Hayward
  • HAYWARD
  • TOMURI
  • JENNY AUTOFERTILE

UTILIZZO E CONTENUTI SALUTISTICI

Per il facile mantenimento e la semplice distribuzione commerciale, è immancabile in tutti i banchi dei fruttivendoli, è il tipico frutto dopo cena dei ristoranti e pressoché presente in tutte le abitazioni. In pasticceria si trova sempre in crostate o pasticcini e in cucina per ottime macedonie.
I kiwi sono frutti molto rinfrescanti e dissetanti con un elevato contenuto di vitamina C, secondi solo ai piccoli frutti, o frutti di bosco e con una considerevole presenza di potassio e vitamina E. La presenza dell’inositolo (vitamina B7) gli conferisce proprietà lassative, aumentando la motilità intestinale, riduce anche l’assorbimento del colesterolo

POTATURA E CURE COLTURALI

La potatura delle Actinidie non è delle più semplici. Essendo piante molto vigorose, per le piante femmine, nel periodo estivo si deve procedere all’eliminazione dei polloni e dal diradamento della vegetazione avendo cura di lasciare, accorciandole, quelle branche che serviranno al rinnovo della pianta nella potatura invernale.
Quest’operazione, oltre ad alleggerire la vegetazione a favore dei frutti, serve a far prendere più luce e sole ai frutti stessi. In inverno si recideranno i rami che hanno fruttificato e si lasceranno quelli scelti con la potatura estiva e si procederà a un ulteriore diradamento. Recentemente sono state introdotte nuove tecniche di potatura che consistono nel lasciare, accorciandoli, per due o tre anni i rami che hanno fruttificato: questo impedirebbe alla pianta il suo normale sviluppo vigoroso e stimolerebbe la formazione di piccoli ramettini, chiamati spur, con gemme da fiore. Le piante maschili, invece, è opportuno potarle dopo la fioritura con il semplice diradamento e accorciamento dei rami restanti, affinché vi sia il maggior numero di fiori per l’impollinazione.
Se piantumate in terreni idonei
, le actinidie sono piante poco esigenti; in coltivazioni intensive o in terreni poveri, è opportuno eseguire nel periodo invernale una concimazione con stallatico maturo, oppure all’inizio di primavera, con un buon concime ternario addizionato con microelementi.
Con l’apparato radicale superficiale, hanno bisogno di frequenti irrigazioni, meglio se nebulizzate sulla foglia cercando di creare l’ambiente più simile delle zone di origine cinesi.
Pochi gli attacchi parassitari: possono verificarsi in caso di forte caldo, infestazioni di acari (ragnetto rosso), mentre più frequenti sono le malattie fungine. Oltre al già citato marciume radicale causato dal ristagno d’acqua, sono possibili delle batteriosi fastidiose da eliminare quali i tumori radicali (Agrobacterium tumefaciens) e la PSA (Pseudomonas syringae actinidiae). Per il primo, a volte è la pianta stessa che reagisce, comunque è sempre opportuno un trattamento specifico, per la seconda, la PSA, comparsa recentemente in Italia, è opportuna la prevenzione: irrorare periodicamente la pianta con un prodotto rameico è la soluzione migliore, se ciò non fosse sufficiente, è necessario tagliare anche una parte sana sotto quella compromessa dall’attacco, che si manifesta con un’essudazione biancastra che a contatto con l’ossigeno, si ossida e diventa rossastra, e bruciare la parte recisa. La PSA è un batterio che si propaga molto facilmente.

error: