Manuka – Leptospermum scoparium

Manuka - Miele di Manuka

Manuka

Non si ferma la ricerca dei VIVAI PRANDINI di nuove particolari varietà di piante con interessanti proprietà salutistiche, siano esse dirette o indirette.
In questa scheda si presenta un arbusto originario delle regioni australi, a cavallo del Tropico del Capricorno, comprese tra il 15° e il 45° parallelo, ovviamente sud, e più precisamente, Nuova Zelanda, Australia fino ad arrivare ai territori più a sud dell’Arcipelago Indonesiano: il LEPTOSPERMUM SCOPARIUM, chiamato MANUKA dagli indigeni.
Arbusto di medie dimensioni appartiene alla famiglia delle Mirtaceae, come l’eucalipto, il mirto, la feijoa Sellowiana (vedi), ecc., nei paesi d’origine può raggiunge anche tre metri d’altezza; lasciato crescere spontaneamente tende a svilupparsi con più tronchi principali che da giovani sono molto flessibili, ha portamento prettamente assurgente, ma può essere potato ed educato nelle più svariate forme.
Le foglie, molto piccole, sono in gran numero, color verde argenteo chiaro sottilissime, con l’estremità appuntita fastidiose al tatto; gli internodi sono molto ravvicinati e conferiscono all’arbusto un aspetto denso, compatto.
Volendo paragonare il LEPTOSPERMUM SCOPARIUM, con essenze a noi più comuni, potremmo rapportare la vegetazione, in forma più ridotta, e l’ordinamento generale all’oleandro (nerium oleander), mentre per quanto riguarda le foglie all’aromatico rosmarino (rosmarinus officinalis).
Avendo origine in paesi tropicali, mal si adatta ai rigidi climi invernali del nord Italia. Nonostante ciò, se collocata in posizioni riparate e/o rivolte a sud e con il terreno appropriato, possono superare le fredde temperature senza problemi. Gradiscono molto l’esposizione al sole anche se si ottengono degli esemplari belli in mezz’ombra, non gradiscono l’ombra.
I LEPTOSPERMUN SCOPARIUM più gli inverni sono miti meno necessitano di cure invernali. Nel Sud, in Sicilia, nelle zone costiere e con modeste precipitazione, vegetano e prosperano benissimo. Volendo nuovamente rapportarlo con piante più comuni, possiamo dire che soffre leggermente di più il freddo rispetto al già citato oleandro.
L’apparato radicale del LEPTOSPERMUM SCOPARIUM è classificato come fascicolato ramificato, cioè partono dalla base del fusto numerose singole radici che a loro volta si ramificano fino a formare un fitto groviglio. Non è un apparato radicale molto resistente, ma idoneo alle dimensioni medio – piccole della pianta, ha una superficie radicale notevole atta a soddisfare il nutrimento dell’elevato numero di foglioline.

TERRENO

Con il caratteristico sviluppo radicale, il LEPTOSPERMUM SCOPARIUM necessita di un terreno con tessitura avente uno scheletro abbastanza elevato frammisto a terra fine. (Ricordiamo che, a grandi linee, la tessitura del terreno rappresenta l’aspetto fisico, lo scheletro sono le particelle superiori a 2 mm e la terra fine sono particelle inferiori ai 2 mm).
Per evitare pericolosi ristagni d’acqua, la presenza di uno scheletro abbastanza consistente è molto importante per la percolazione (smaltimento) dell’acqua sia piovana che di quella apportata con le innaffiature.
A differenza della stragrande maggioranza delle piante, il LEPTOSPERMUN SCOPARIUM non necessita esclusivamente di terreno acido o tendenzialmente acido. Vegeta e prospera anche in terreni basici o sub-acidi, cioè quelli al di sotto del ph 7.

FIORI E FRUTTI

Alla fine della stagione invernale, assieme alle nuove vegetazioni, ad ogni ascella fogliare il LEPTOSPURMUM SCOPARIRUM prepara anche i piccoli boccioli che, dall’inizio delle temperature miti per oltre un mese in maniera scalare, sbocceranno in grande quantità rendendo la pianta una grande macchia di colore. I primi fiori saranno quelli alla base del ramo e man mano si apriranno fino all’apice. Si avranno in tal modo tantissimi rametti con fiori aperti, boccioli di cui si intravede il colore e gli ultimi ancora chiusi.
I fiori sono semplici, autoimpollinanti, con corolla dalla forma classificata rosacea molto aperta, con petali disposti su un piano, con un diametro di poco superiore al centimetro, con numerosi stami che si innalzano perpendicolarmente attorno ad un vistoso ovario e terminano con evidenti antere cariche di polline, hanno cinque petali quasi sferici ben distinguibili tra loro. Il colore tendenzialmente è rosa, rosa carico o rosso, tuttavia ci sono varietà anche bianche; per l’uomo non hanno un particolare profumo, ma non per gli insetti pronubi che ne vengono attratti.
Esistono varietà orticole con fiori doppi ed altre dai fiori con moltissimi petali sovrapposti e con il margine tutto ondulato, sempre l’ovario ben visibile e delle stesse tonalità di colore. Se il fiore doppio preso singolarmente appare molto bello, l’insieme rende l’aspetto della pianta piuttosto pesante a differenza del fiore semplice che la rende molto più piacevole.
Verso la fine dell’estate, terminata la fioritura, compaiono i frutti, piccole bacche sferiche, dapprima verdi quindi, a completa maturazione, marrone piuttosto scuro, con la parte superiore segnata, ma non divisa, in modo molto evidente in cinque spicchi uguali che conferiscono loro un grazioso aspetto. A maturazione completa gli spicchi si aprono e lasciano cadere 4/6 semi coriacei piriformi poco più grandi di un millimetro. Prima dell’inverno, a seguito dell’azione degli agenti atmosferici, cadono anche le piccole bacche aperte.
Né i fiori e tantomeno i semi hanno qualità organolettiche dirette per l’uomo, o quantomeno non sono state ancora scoperte, anzi se i fiori rendono il LEPTOSPERMUM SCOPARIUM una pianta molto apprezzata, i frutti maturi con il colore caratteristico, tipico delle foglie e dei rami secchi, le conferiscono un aspetto poco gradevole.
Sono le qualità intrinseche nel polline dei fiori che fanno del LEPTOSPERMUM SCOPARIUM una pianta eccezionale e degna della massima attenzione.

UTILIZZO E CONTENUTI SALUTISTICI

Il capitano Cook, durante le esplorazioni nel continente oceanico, usava far bere al proprio equipaggio un infuso con le foglie di LEPTOSPERMUN SCOPARIUM, per prevenire e combattere lo scorbuto. Oltre a questa testimonianza, ad oggi, non ci sono particolari studi sulle proprietà e sul contenuto o meno di vitamina C, o di altre peculiarità, nelle foglie o comunque prodotte dalla pianta del LEPTOSPERMUN SCOPARIUM. (Ricordiamo che lo scorbuto è una grave carenza di vitamina C nell’organismo). A conferma di ciò nei Paesi d’origini il LEPTOSPERMUN SCOPARIUM viene chiamato anche tea tree, albero del tè.
Ma non vogliamo fare concorrenza alla famosa Camellia Sinensis spp dalle cui foglie, opportunamente lavorate, si ricavano ottimi preparati per la gustosa bevanda.
Per avere quello che rende unico il LEPTOSPERMUM SCOPARIUM dobbiamo affidarci agli insetti pronubi più famosi del mondo : la api. E’ il miele il prodotto più importante che si ottiene dal LEPTOSPERMUM SCOPARIUM, che oltre ad essere un farmalimento (vedi cranberry) eccezionale, potremmo considerarlo anche come un vero e proprio medicinale. Questo miele, facilmente reperibile in farmacia, la maggior parte dei casi su ordinazione, si chiama semplicemente MIELE DI MANUKA.
Prima di addentrarci nello specifico del MIELE DI MANUKA, vogliamo fare tre premesse.

  • La prima è che tutti i mieli hanno proprietà salutari e curative, ma nel MIELE DI MANUKA, oltre ad esclusivi componenti, i principi attivi sono presenti in quantità molto superiore rispetto ai comuni mieli.
  • La seconda è che il Ministero della Sanità (Salute) vieta di attribuire agli integratori, categoria in cui potremmo classificare il MIELE DI MANUKA, proprietà farmacologiche. Per cui in questo capitolo useremo sempre il condizionale quando parleremo delle proprietà farmacologiche che si attribuiscono al miele al MIELE DI MANUKA.
  • La terza, e forse più banale, è che la stragrande maggioranza dei farmaci derivano da prodotti naturali o riprodotti sinteticamente copiandoli o derivandoli da essi. Pensiamo alla morfina che deriva dal papavero, la comune aspirina dalla corteccia del salice, ecc.. Scienziati, ricercatori ed esploratori, nel corso dei secoli, nei loro viaggi, osservavano, ed osservano tutt’ora, i popoli indigeni, – anche molto primordiali e all’apparenza retrogradi, – nelle loro pratiche mediche e ne carpivano i principi attivi, riportandoli al ritorno e studiandoli nei laboratori dell’epoca.

L’antico popolo Maori ha sempre usato il MIELE DI MANUKA non solo come energetico, ma anche e soprattutto come medicinale, ed è stato il primo a scoprirne le virtù terapeutiche.
Dall’aspetto più scuro e più ricco di altri mieli, ha un aroma molto forte, leggermente amaro, è marcatamente tissotropico e, se agitato, tende ad assumere un aspetto quasi solido. (La tissotropia, o tixotropia, è la proprietà dei fluidi densi, quali sono i mieli, se agitati, di modificare la loro consistenza in più liquida ovvero più consistente).
Numerose le proprietà intrinseche del MIELE DI MANUKA: la più semplice e di facile comprensione è l’alta produzione di acqua ossigenata. Le api nel loro incessante lavoro producono, tra l’altro, un particolare enzima , il glucosio ossidasi. Questo composto proteico, che sta attirando un interesse economico impressionante, che non ci riguarda, esplica la sua azione biologica producendo perossido di idrogeno che non è altro che la già citata comune acqua ossigenata. Tutti i prodotti dell’alveare contengono questo enzima, ma quelli derivati dal LEPTOSPERMUM SCOPARIUM e, specialmente, il MIELE DI MANUKA, ne contengono in quantità incredibilmente superiore. Si comprende quindi facilmente il potere disinfettante del MIELE DI MANUKA.
Un altro elemento di grande interesse con importanti proprietà è stato scoperto da pochi decenni. Si tratta del MGO, che è la sigla del Methylgyoxal, una sostanza organica con potenti effetti battericidi.
Si cominciano ad intuire le enormi potenzialità medicinali contenute nel MIELE DI MANUKA.
Studi presso l’Università di Waikato, in Muova Zelanda, però hanno evidenziato che pur isolando il MGO e il perossido di idrogeno dal MIELE DI MANUKA, il potere antibatterico restava immutato. Questo significa che oltre al potente battericida MGO conosciuto, ce n’è, o ce ne sono altri ad oggi sconosciuti.
Con questo anche le industrie farmaceutiche hanno individuato nel MIELE DI MANUKA un importante prodotto disinfettante e antibatterico, nonché di grande interesse economico. In commercio, nei Paesi d’origine al banco, e in rete in ogni parte della Terra, si iniziano a vendere una infinità di prodotti a base di MIELE DI MANUKA: dai dentifrici, saponi e prodotti di bellezza, ai più farmaceutici cerotti, sciroppi per la tosse, farmaci per i disturbi gastroenterici, garze trattate.
Il MIELE DI MANUKA non deve essere necessariamente trasformato per ottenere i benefici che racchiude; un uso topico, applicato tale e quale con le sue proprietà disinfettanti e antibatteriche, cura ferite, irritazioni, eczemi foruncoli e ha avuto riscontri positivi su piaghe da decubito, su infiammazioni cutanee che non hanno risposto al trattamento antibiotico.
Ingerito ha effetti positivi sulle via aeree, male alla gola e tosse, contro ulcere, avrebbe effetti benefici contro l’helicobacter pylori che causa tanti disturbi gastrointestinali e risulterebbe efficace anche contro i terribili ceppi di batteri resistenti MRSA (acronimo di Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus).
L’uso indiscriminato di antibiotici ha portato allo sviluppo di alcuni ceppi di batterio Staphylococcus insensibili a determinati tipi di antibiotici (per semplificare: quelli della famiglia delle penicilline), l’uso del MIELE DI MANUKA avrebbe evidenziato una risposta positiva là dove l’antibiotico fallisce.
Un altro batterio molto resistente agli antibiotici è il Pseudomonas aeruginosa. Questo piccolo batterio aerobio viene considerato un patogeno nosocomiale opportunista in quanto colpisce le persone ospedalizzate e viene generalmente trasmesso attraverso iniezioni, scarsa pulizia e igiene, strumenti mal sterilizzati, ferite aperte, elevata umidità, ecc. e può colpire diverse parti del corpo dalla pelle, sistema respiratorio, circolatorio ecc. anche contro questo batterio il MIELE DI MANUKA avrebbe conseguito effetti positivi.
Una nota curiosa: Pseudomonas è un genere comprendente moltissimi batteri alcuni colpiscono l’essere umano altri i vegetali. Una forma di questo batterio, il PSA (Pseudomonas syringae actinidiae) verso la fine del primo decennio del 2000 colpì, e sta colpendo tutt’ora, violentemente le coltivazioni di kiwi (vedi) in Italia.
Ovviamente, come tutti i mieli, anche il MIELE DI MANUKA è un ottimo energetico e dolcificante. Per non perdere i benefici che tutti i mieli hanno, se usato come dolcificante di bevande calde, queste non devono superare 40/45 gradi °C, in quanto a temperature superiori le proprietà benefiche si volatilizzano.
In rete compaiono molti siti, sia italiani sia stranieri, che propongono MIELE DI MANUKA e prodotti a base di MIELE DI MANUKA. Non entriamo in merito ai prodotti, ma riguardo al MIELE DI MUNUKA dobbiamo fare una importante osservazione.
Nei Paesi di origine il MIELE DI MANUKA ha costi elevatissimi, un kg di miele UMF®15+ costa circa 250 euro. Ovvio che spesso viene miscelato con mieli più comuni.
Per ovviare a questo, il già citato Istituto universitario di Waikato ha registrato in tutto il mondo il marchio UMF®, acronimo di Unique Manuka Factor, letteralmente fattore unico manuka, seguito da un numero con il segno +, questo certifica la purezza del prodotto ed è rilasciato da laboratori autorizzati dopo aver analizzato la partita e riscontrato la sua purezza e natura antibatterica.
Come abbiamo visto, isolato il miele dal MGO, (Methylgyoxal), e dal perossido di idrogeno, (l’acqua ossigenata), le proprietà antibatteriche del MIELE DI MANUKA restano immutate. UMF®n+ tiene in considerazione tutte le proprietà antibatteriche presenti conosciute e no. Il numero che segue la sigla UMF® rappresenta la proprietà battericida (comprensiva del fattore MGO) paragonata all’attività batterica di una soluzione in percentuale di fenolo, il segno + sta a significare che può essere superiore, ma mai inferiore alla percentuale segnata.
Le valutazioni più comuni di UMF® vanno da 5+ a 20+. UMF® è l’unico marchio registrato in tutto il mondo che certifica l’autenticità del MIELE DI MANUKA.
In commercio si trovano altre sigle: miele “ACTIVE” significa che è presente il perossido di idrogeno, ma questa è una costante comune a tutti i mieli anche se in quantità diverse.
Un’altra sigla è la già citata MGO seguita da un numero e, a volte, anche dal segno +. Questa non è altro che la forma abbreviata del Methylgyoxal (Methyl-Gy-Oxal), il potente antibatterico recentemente scoperto, e non ci risulta essere registrata, il numero rappresenta la quantità presente espressa in mg/kg, il segno più, se posto, non ha alcun significato. Si presume voglia confondere l’acquirente con la sigla UMF®. La confezione di MIELE DI MANUKA con la sigla MGO e il numero, non ne certifica l’assoluta purezza e completa azione antibatterica.
Ricordiamo che i VIVAI PRANDINI mettono a disposizione i loro agronomi per ogni esigenza ed informazioni per nuove coltivazioni di LEPTOSPERMUM SCOPARIUM.

POTATURA E CURE COLTURALI

Nei paesi d’origine, tutt’oggi esistono radure immense colonizzate dal LEPTOSPERMUM SCOPARIUM che crescono indisturbate. Le potature sono quindi indirizzate esclusivamente al contenimento della vegetazione e all’abbellimento ed è consigliabile effettuarle terminata la fioritura e comunque, almeno nelle nostre latitudini, entro la fino di luglio. Posticipando l’intervento la nuova vegetazione potrebbe non essere in grado di lignificare per superare il freddo invernale e riuscire a formare i bottoni floreali per la fioritura dell’anno successiva.
Sono piante colonizzatrici anche in terreni poveri e sabbiosi, di conseguenza riescono a trarre sostentamento anche dalle poche sostanze presenti in terreni aridi. Comunque una concimazione con il classico concime ternario,con aggiunta di microelementi, permetterà alla pianta di vegetare e fiorire meglio. A fine inverno, per favorire la fioritura converrà scegliere un concime con un tenore di potassio più alto, mentre successivamente uno con il tenore di fosforo maggiore.
(Ricordiamo che per concimi ternari si intendono quelli composti da azoto (N), fosforo (P) e potassio (K), presenti in varie formulazioni, e nelle confezioni sono sempre dichiarati nell’ordine descritto ed il numero a fianco rappresenta la quantità, in percentuale, presente. A grandi linee e in forma molto semplificata, ricordiamo che alla pianta l’azoto serve per la crescita, il fosforo per l’irrobustimento e il potassio per favorire la formazione e lo sviluppo di fiori e frutti.)
Il LEPTOSPERMUM SCOPARIUM, nelle zone d’origine, specialmente in Nuova Zelanda e nelle regioni meridionali dell’Australia, cresce e si sviluppa in maniera autonoma, per cui difficilmente viene attaccato da funghi e insetti. Rare volte in condizioni climatiche particolari potrebbero formarsi colonie di afidi o bruchi di specie diverse facilmente debellabili con un qualsiasi insetticida, anche i poco dannosi e non fitotossici piretroidi.
Le innaffiature dovranno essere frequenti fino all’affrancamento della pianta. Come già detto in altre schede, non è possibile dire quando e quante volte innaffiare, questo dipende da troppe variabili: vento, sole, esposizione, tipo di terreno, clima, ecc. Per cui possiamo solo dire se una pianta è più o meno resistente alla siccità e l’appassionato si deve regolare di conseguenza. Il LEPTOSPERMUM SCOPARIUM è una pianta resistente alla siccità.
Molto importante invece deve essere la struttura del terreno che deve essere tale da trattenere il più possibile l’umidità, ma non deve assolutamente permettere il ristagno d’acqua. Quanto detto è indispensabile per la buona riuscita della coltivazione del LEPTOSPERMUM SCOPARIUM, diversamente il ristagno porterebbe alla marcescenza delle radici e di conseguenza al decadimento irreversibile della pianta.

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